Donne, vorrei foste voi il genitore figo

Perchè me la prendo tanto con le donne che si lamentano del peso della maternità e dei lavori domestici?

Photo by Pim Chu on Unsplash

Ogni volta che sento una donna lamentarsi per i lavori di casa o perché si sente fagocitata dal suo ruolo di mamma, mi viene la tristezza. Da sempre. Così come da sempre cerco di tenere a un braccio di distanza i bambini con le mani sporche, il moccio al naso eccetera. E le cose non sono cambiate nemmeno quando sono diventata madre.

Prima che cominciate ad insultarmi lasciatemi aggiungere che quando tenevo mio figlio (bambino piccolo con le mani sporche di colazione) lontano un braccio, lo facevo perché ero in piedi davanti alla porta, pronta per uscire per andare al lavoro. Farsi abbracciare avrebbe significato scegliere tra arrivare in ritardo o stare in ufficio con la giacca macchiata.

Questo è il mio approccio: non c’è scritto da nessuna parte che i bisogni altrui (di figli, genitori, mariti, compagni) debbano venire prima dei miei, e mi sono sempre comportata di conseguenza, mettendo in pratica quel sano egoismo consigliato dagli assistenti di volo: prima di aiutare gli altri a mettersi la mascherina per l’ossigeno, mettetevela voi, ovvero, come posso pensare di poter contribuire al benessere e alla felicità altrui se non sono io felice e soddisfatta di me?

Sono sempre stata felice anche di assumermi le conseguenze delle mie scelte, così da madre che ha sempre lavorato a tempo pieno, ho accettato l’aver perduto tutte quelle pietre miliari che fanno luccicare gli occhi ai genitori: prime parole pronunciate (ero al lavoro), primi passi (ero al lavoro), recite all’asilo (ero al lavoro), a scuola (ero al lavoro) eccetera. Senza parlare dello strazio di dover stare lontano da mio figlio, chiusa in ufficio terrorizzata dal fatto che potesse succedergli qualcosa. Ma alla fine, se mettevo le cose sul piatto della bilancia, preferico sempre riportare ogni sera a casa una donna soddisfatta della sua vita. E visto che noi donne siamo particolarmente brave a svolgere in contemporanea diversi ruoli, nel tempo libero e nei fine settimana trovavo il modo di giocare con mio figlio e di farmi raccontare il suo mondo.

Photo by Ksenia Makagonova on Unsplash

Ma non mi sono messa a scrivere questo per dirvi della mia vita idilliaca da super mamma che ha trovato il modo di avere lavoro, famiglia e camicetta pulita. Anche le mie scelte hanno avuto il loro prezzo, oltre all’essermi persa interi capitoli della vita quotidiana di mio figlio. Nel mio caso è stato la separazione dal padre di mio figlio: perché mentre io mi costruivo una professione ben retribuita e guadagnavo punti nella scala sociale, lui si sporcava la maglietta, portava il bambino all’asilo e poi a scuola e metteva tutte le sue energie a ‘tenere casa’ senza metterne un pochino da parte per seguire i suoi sogni. E non è che gli mancassero i miei incoraggiamenti, è semplicemente che dopo aver trascorso una giornata a stare dietro al figlio e alle faccende, rimane poco tempo per prendersi cura di se stessi, soprattutto quando (come nel nostro caso) si vive all’estero, non si ha il supporto delle rispettive famiglie e si ha una moglie che quando torna a casa dopo una giornata di lavoro si aspetta che si trascorra del tempo tutti insieme.

Mi deprime il fatto che le donne che si lamentano si siano fatte abbindolare dal sogno di una vita da mulinobianco, dove si fa il pane in casa, si hanno i cassetti pieni di lenzuola e biancheria intima stirate, si hanno dei figli che crescono sapendo già l’inglese e si trova anche il tempo per occuparsi della propria sanità mentale.

Trovo incomprensibile il fatto che le donne non riescano a mettere le cose in chiaro con i padri dei futuri figli (e soprattutto con se stesse) prima di mettersi a figliare.

Non importa quante assicurazioni ci dia il padre del nascituro, di genitore figo ce ne può essere solo uno, ed è quello che esce da casa la mattina e torna la sera.

E quello che io spero è che finalmente le donne lo capiscano, e decidano di volerlo fare loro il genitore figo che al momento invece è quasi sempre il padre. Quello che spero è che le donne la smettano di farsi attirare dal richiamo della sirena-mulinobianco quando, poco convinte del proprio valore e forse anche spaventate dalla portata rivoluzionaria di una certa fluidità nei ruoli genitoriali, finiscono per mettere le proprie necessità in secondo piano.

(Un discorso a parte andrebbe riservato ai padri che dovrebbero lottare per riguadagnarsi una paternità più consapevole che non passi sempre attraverso il sostegno economico — ma non è il loro destino a rattristarmi).

Qualcuno potrebbe obiettare che purtroppo, e a causa della società in cui viviamo, sono i padri quelli che guadagnano di più e quindi ha più senso che siano loro a continuare a lavorare, visto che la madre deve comunque fermarsi per motivi fisiologici. Ed io rispondo balle. Primo perché se il parto va bene, non c’è motivo per cui la madre non possa lavorare fuori casa dopo qualche mese (benedette le pompe tiralatte), se a casa rimane il padre a prendersi cura del bebè, e poi perché, credetemi, i sacrifici che tanti genitori fanno per comprare ai propri figli le migliori prospettive per il futuro (asili e scuole private, corsi di inglese, tate olandesi, lezioni di sport, musica, arte, recitazione e canto) sono molto più cari dei soldi che costano effettivamente perché portano via la valuta più preziosa: crescere a fianco ad una madre serena e soddisftta di sé.

Torno alla domanda che mi sono posta all’inizio e che mi ha portato a scrivere. Perché me la prendo tanto con le donne che si sentono in gabbia dopo aver accettato di entrare dentro la gabbia? Non ho risposte, solo malessere e incomprensione, perché quando a lamentarsi sono le mie amiche vorrei veramente riuscire a trovare le parole di conforto di cui avrebbero bisogno (anche perché i “te l’avevo detto” non servono a nessuno), e ci provo, ma dentro di me c’è qualcosa che non riesce a frenarsi. So anche che ciascuna deve trovare la propria soluzione, e ogni mio suggerimento (smetti di stirare, fregatene se la casa è in disordine, smetti di difendere il padre del bambino ogni volta che qualcuno suggerisce qualcosa che possa cambiare l’equilibrio a tuo favore, prendi coscienza del valore del tuo lavoro, riconosciti il diritto ad un lavoro retribuito, credi al fatto che per il futuro di tuo figlio vale di più una madre serana di una scuola privata) si scontrerebbe contro scuse e giustificazioni.

Non mi viene in mente niente di edificante per concludere. Mi dispiace veramente di non avere soluzioni ma solo tanta confusione.

andras-kovacs-552381-unsplashPhoto by Ksenia Makagonova on Unsplash

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